Crisi Hormuz, i dieci nodi del sistema energetico italiano, QE-Quotidiano Energia

Crisi Hormuz, i dieci nodi del sistema energetico italiano
Boom dei prezzi dell’energia, dipendenza dall’import, elettricità gas intensive, alto costo e carico fiscale sull’energia, shock del 2022 asimmetrico e non ancora assorbito, scarsi spazi fiscali e rischio stagflazione

Il ritardo di una normalizzazione dei flussi attraverso lo stretto di Hormuz prolunga la crisi energetica e riporta al pettine i nodi dell’economia energetica italiana, che sintetizziamo in dieci punti.
1/Costo dell’energia alto anche dopo la tregua – A marzo 2026 i prezzi internazionali delle commodity energetiche salgono del 41,6% su febbraio, il secondo incremento mensile più elevato dopo il picco del gennaio 1974 (+187,4%). Nel periodo interessato dalla crisi del Golfo (da inizio marzo ad oggi) il prezzo medio del gas (IG Index GME) ha registrato un aumento del 42,0% rispetto a febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) cresce del 17,9%. Sul fronte dei carburanti, in Italia il prezzo medio del gasolio all inclusive nella crisi supera del 24,3% la media di febbraio. Nelle prime tre settimane di aprile si osserva un ritracciamento dei prezzi di gas (-10,8% rispetto marzo) e di elettricità all’ingrosso (-14,6%), mentre la rilevazione odierna del prezzo settimanale dei carburanti del Mase evidenzia la prima diminuzione del prezzo netto del gasolio dall’inizio della crisi.
2/Alta dipendenza energetica – Il rapporto tra importazioni nette ed energia lorda disponibile nel 2025 in Italia è del 73,9%, risultando superiore del 57,2% della media europea e tra le due crisi energetiche è salita di mezzo punto percentuale.
3/La dipendenza dal Golfo – Nel 2025 Qatar copre l’11% del valore dell’import italiano di gas. Dai paesi del Golfo l’Italia importa complessivamente 7,7 milioni di euro di beni energetici. La voce che registra il maggiore import di energia dall’area di crisi è quella dei prodotti raffinati, di cui l’Italia nel 2025 importa 2.822 milioni di euro, pari al 25,2% dell’import di raffinato, una quota più che doppia dell’11,9% della media UE a 27 e risultando il terzo paese importatore di raffinati dietro a Francia (5.952 milioni di euro) e Paesi Bassi (3.408 milioni di euro). Il 56,6% del gasolio importato in Italia proviene dal Medio Oriente. In particolare, il 56,6% del gasolio importato in Italia proviene dall’area di crisi.
4/Chilowattora gas intensive – Un recente studio pubblicato da Fondo monetario internazionale evidenzia che l’Italia e il Regno Unito sono particolarmente esposti alla crisi in corso a causa della loro dipendenza dall’energia prodotta da centrali a gas. L’analisi dei dati dell’Agenzia internazionale per l’energia, l’Italia è il paese dell’Ue con la maggiore produzione di elettricità con il gas, nel 2025 pari a 117,8 TWh, superiore ai 90,6 TWh della Germania, ai 60 TWh della Spagna e ai 47,4 TWh dei Paesi Bassi.  La quota di elettricità prodotta con il gas è del 44,3%, quasi il triplo del 16,7% delle media Ue.
5/Lo spread dei prezzi dell’energia elettrica – Nel primo semestre 2025 il prezzo dell’energia elettrica pagato nelle classi di riferimento delle micro e piccole imprese – consumi fino a 2.000 MWh, comprensivo di accise, oneri e al netto dell’IVA – in Italia del 24,3% superiore alla media UE e in valore assoluto risulta il più elevato tra le prime dieci economie manifatturiere europee.
6/Asimmetria dello shock energetico del 2022 –  Nella crisi del 2022 l’Italia subì uno shock asimmetrico dei prezzi dell’energia: secondo la rilevazione di Eurostat, a novembre di quell’anno i prezzi al consumo di elettricità e del gas in Italia salivano del 130,1% su base annua, più del doppio del +50,9% della media dell’Eurozona.
7/Mancato riassorbimento bolla del 2022 – Nel 2025 i prezzi al consumo di energia elettrica e gas che in Italia sono del 45,5% superiori alla media del 2021, precedente allo scoppio della crisi energetica, e presentano una alta vischiosità dato che il prezzo all’import di petrolio e gas e quello all’ingrosso dell’elettricità sono inferiori ai livelli dei 2021 rispettivamente del 4,8% e del 7,1%.
8/Elevata pressione fiscale sull’energia – I decreti carburanti hanno temporaneamente ridotto l’accisa sul gasolio che, a febbraio 2026, era la più elevata dell’Eurozona. Nel 2024, secondo i dati sulla tassazione energetica di Eurostat, le imposte sull’energia in rapporto al consumo finale di energia sono del 40,4% superiore alla media europea.
9/Scarsi spazi fiscali – Senza un rapido rientro dei prezzi dei beni energetici, servono ulteriori risorse del bilancio pubblico per mitigare l’impatto della crisi su famiglie e imprese. Gli spazi di intervento sono scarsi, in particolare senza l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione, dopo la conferma per il 2025 di un rapporto deficit/PIL al 3,1%. Come ha indicato l’Ufficio parlamentare di bilancio con la manovra 2026 è stato utilizzato integralmente lo spazio di bilancio disponibile, esponendo al “rischio di non disporre di risorse per far fronte a esigenze impreviste”.
10/Impatto sul PIL – Lo shock energetico in corso rappresenta una ‘gelata di primavera’ sulla ripresa della produzione manifatturiera e degli investimenti in macchinari, indebolendo ulteriormente la domanda di lavoro. Una stretta monetaria conseguente alla maggiore inflazione sovrapporrebbe altri impulsi recessivi, mentre dal 2027 l’economia italiana perderà il sostegno della domanda generata dal PNRR. Le previsioni di Banca d’Italia riprese nel Bollettino economico pubblicato venerdì scorso indicano che in uno scenario avverso della crisi in Medio Oriente, di natura indicativa data l’elevata incertezza, l’economia italiana segnerà crescita zero nel 2026 per entrare in stagflazione nel 2027.
Sulle filiere manifatturiere e delle costruzioni gravano gli effetti di minore offerta e costi in crescita per materie prime non energetiche esportate dall’area del Golfo (QE 17/3). L’aumento dei costi energetici per le economie manifatturiere asiatiche impatta su 24,7 miliardi di euro di importazioni dall’Asia di prodotti chimici, della metallurgia e della lavorazione di minerali non metalliferi (vetro, cemento, ceramica, laterizi, ecc..).

Rubrica Imprese ed energia su QE-Quotidiano Energia del 21 aprile 2026


Autore

E. Quintavalle - Responsabile Ufficio Studi

Data di pubblicazione

22/04/2026

Categorie tematiche

Energia

Documento Principale

Libero

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