Dazi Usa e crisi del Golfo frenano l’Europa, QE-Quotidiano Energia

Dazi Usa e crisi del Golfo frenano l’Europa
Se da un lato l’accordo sulle tariffe porta ai primi effetti recessivi sulla domanda di esportazioni, dall’altro mette in luce una forte crescita degli acquisti di oil&gas a stelle e strisce: in Italia +15,3% in 7 mesi

A tre mesi dall’esplosione della crisi nel Golfo, l’economia italiana si trova nuovamente esposta a uno shock energetico internazionale. Il prolungato blocco dei traffici nello Stretto di Hormuz – nonostante negoziati, annunci e ultimatum (e relative smentite) – sta mantenendo elevati i prezzi dell’energia, mentre rallentano la crescita, l’attività delle imprese manifatturiere e l’export. Dopo l’accordo sui dazi scendono le vendite del made in Italy sul mercato statunitense, mentre si registra una forte crescita dell’import di petrolio e gas dagli Stati Uniti. Si delinea una nuova stretta monetaria, ma persiste un elevato costo del credito per le imprese. La politica fiscale affronta questa nuova fase di instabilità con margini di intervento limitati.

Le previsioni di primavera pubblicate giovedì scorso dalla Commissione europea (QE 21/5) indicano per l’Italia una crescita del PIL nel 2026 dello 0,5%, in ribasso rispetto al +0,8% delle previsioni dello scorso novembre.

La manifattura italiana continua a crescere, ma con minore intensità: nel primo trimestre 2026 la produzione aumenta solo dello 0,4%, meno della metà del ritmo (+1,1%) registrato nella seconda parte del 2025. Nel primo trimestre del 2026 la domanda estera appare debole, con l’export che segna un aumento in valore del +1,3% su base annua mentre in volume segna una flessione dello 0,8%. Iniziano a farsi sentire gli effetti della politica protezionistica statunitense. Nel periodo successivo all’introduzione dei dazi – tra agosto 2025 e marzo 2026 – l’export verso gli Stati Uniti, al netto del farmaceutico (settore influenzato dagli scambi infragruppo), cala del 3,6% su base tendenziale, peggiorando il calo dell’1,4% dei primi sette mesi del 2025.

Se da un lato l’accordo sui dazi tra Usa e Ue manifesta i primi effetti recessivi sulla domanda di esportazioni, dall’altro mette in luce una forte crescita degli acquisti di energia dagli Stati Uniti. Nell’arco di sette mesi successivi all’accordo sui dazi della scorsa estate, in cui era previsto un incremento degli acquisti dell’Ue di energia dagli Stati Uniti (QE 16/09) il valore delle importazioni italiane di petrolio greggio e gas dagli Stati Uniti è salito del 15,3% mentre quello dal resto del mondo è sceso del 29,2%. La crescita è più sostenuta per l’import di gas naturale dagli Usa che sale del 25,1% su base tendenziale mentre scende del 24,3% il valore degli acquisti di gas dal resto del mondo. Di conseguenza la quota degli Stati Uniti sale al massimo storico del 15,2% dell’import di gas naturale.

Si delinea una crescente probabilità di un aggiustamento dei tassi di riferimento da parte della BCE che, nel contrastare una spinta inflazionistica da costi, rischia di diventare un intervento pro-ciclico (ossia di tono restrittivo in una fase recessiva dell’economia). Nel frattempo, il sistema delle imprese non ha ancora completamente metabolizzato gli effetti dell’intervento anti-inflazionistico del 2022: a marzo 2026 il costo del credito di una impresa italiana è del 3,49% e risulta di 186 punti base superiore a quello del giugno 2022, precedente al primo rialzo dei tassi adottato dalle autorità monetarie europee per contrastare la fiammata inflazionistica conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

La politica fiscale rimane imbrigliata nella procedura di infrazione e non vi sono gli spazi di bilancio per interventi anticiclici imprevisti, dato che l’Italia dispone di spazi di politica fiscale molto limitati per interventi straordinari di sostegno a famiglie e imprese. Come indicato nell’ultimo Documento di finanza pubblica fino al 2029 va garantita una progressiva riduzione del rapporto deficit/PIL e nel 2027 va avviata la discesa del rapporto debito/PIL. Di conseguenza la politica di bilancio rimane prudente: secondo le ultime stime della Commissione europea nel 2026 l’Italia registra un avanzo primario pari all’1,2% del PIL (in aumento rispetto al +0,8% del 2025) mentre la Spagna si ferma al +0,1%. Al contrario, Francia e Germania gestiscono un ampio disavanzo primario, pari al 2,5% del PIL. Mentre il Governo italiano ha richiesto di estendere al settore energetico la clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese per la difesa, il Commissario Dombrovskis alla conferenza stampa dell’Eurogruppo di venerdì scorso richiama la necessità di “rimanere vigili nel salvaguardare la salute delle finanze pubbliche” e “garantire che le misure di sostegno rimangano temporanee e mirate”.

Rubrica Imprese ed energia su QE-Quotidiano Energia del 26 maggio 2026


Autore

E. Quintavalle - Responsabile Ufficio Studi

Data di pubblicazione

27/05/2026

Categorie tematiche

Energia

Documento Principale

Libero

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