Elettricità da Fer, in Italia produzione in calo al 47,7% ma resta in linea con la media Ue, QE-Quotidiano Energia

Elettricità da Fer, in Italia produzione in calo al 47,7% ma resta in linea con la media Ue
La dipendenza energetica nella Ue rimane elevata e tra le due crisi energetiche è addirittura salita

Tra le due crisi energetiche che hanno segnato questo decennio – quella del 2022, innescata dallo shock sui mercati del gas dopo l’invasione dell’Ucraina, e quella in corso nel 2026, alimentata dalla guerra del Golfo e dalla chiusura dello stretto di Hormuz – si consolida il ruolo strategico delle fonti energetiche rinnovabili (FER). Le crisi energetiche generano volatilità dei prezzi e rischi di approvvigionamento, rafforzando l’urgenza di accelerare la transizione verso modelli di consumo meno dipendenti dalle importazioni di idrocarburi. Tornano al centro del dibattito le politiche per il nucleare, l’intensificazione dell’utilizzo del carbone e delle FER. La maggiore produzione di energia green si conferma così non solo un pilastro della decarbonizzazione, ma anche uno strumento per attenuare l’esposizione alle crisi energetiche.

In questo quadro, l’analisi della dinamica della produzione da rinnovabili consente di cogliere quanto – e con quali criticità – il percorso verso un sistema energetico più sostenibile e resiliente stia effettivamente avanzando. L’analisi dei dati recentemente pubblicati da Eurostat evidenzia che nel 2025, il 47,3% dell’elettricità prodotta nell’UE proveniva da fonti di energia rinnovabile, pressoché stabile rispetto al 2024, quando la quota era del 47,2% e in aumento di 11,1 punti rispetto al 36,1% del 2021. In Italia la quota nel 2025 è del 47,7%, in flessione rispetto al picco del 49,2% del 2024 ma in aumento di 13,2 punti rispetto al 34,5% del 2021. L’analisi del bilancio del 2025 di Terna (QE 21/1) evidenzia che la riduzione nel 2025 è dovuta alle flessioni del 21,2% della produzione di idrico e del 3,3% dell’eolico, solo parzialmente compensate dalla crescita del 25,1% del fotovoltaico, mentre segna un aumento del 4,5% il termico.

Tra i paesi dell’UE, le quote più elevate di elettricità proveniente da fonti rinnovabili sono rilevate in Danimarca (92,4%, principalmente eolica), Austria (83,1%, principalmente idroelettrica) e Portogallo (82,9%, principalmente idroelettrica ed eolica). Al contrario, le percentuali più basse sono state registrate a Malta (16,2%), nella Repubblica Ceca (16,6%) e in Slovacchia (17,8%).

Rispetto al 2022, anno per cui Eurostat rende disponibili i dati per tutte le fonti, l’energia solare è stata la fonte energetica con la più rapida crescita nell’Unione europea, con un aumento del 73,2% tra il 2022 e il 2025, seguita dall’idroelettrico con +16,4% e dall’eolico con +12,9%. Al contrario, la produzione di energia elettrica da biomasse è diminuita del 9,2%.

Nel triennio in esame, in Italia la crescita delle rinnovabili è del 26,8%, con il solare in aumento del 60,9%, l’idroelettrico del 42,2%, mentre è meno dinamico l’eolico (+4,4%). Confermando la tendenza europea, la produzione da biomasse scende del 17,2%.

Il pur apprezzabile dinamismo delle rinnovabili, a fronte di un calo di produzione domestica di idrocarburi ampiamente superiore al calo dei consumi, fatica a scardinare il peso economico delle commodities importate. Di conseguenza, rimane ancora elevata l’esposizione a shock energetici come quello del 2022 e a quello che si sta delineando in questa primavera del 2026. In particolare, sono più esposte l’Italia e la Germania, dove è maggiore il peso del gas: nel totale dei due maggiori paesi europei manifatturieri il gas pesa per il 29,5% del consumo interno lordo di gas, il doppio del 15,2% di Spagna e Francia messe insieme.

Nell’Unione europea in dieci anni (2014-2024) la produzione primaria di gas è caduta del 67,3% mentre quella del petrolio si è ridotta del 38,2%. In valore assoluto, la produzione per gas e petrolio è diminuita di 69 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) mentre il relativo consumo è sceso di 29 Mtep. In Italia, a fronte di un consumo di gas pressoché stabile, la produzione è scesa di 3,7 Mtep, ampliando le domanda di importazioni.

Sulla base di tali dinamiche la dipendenza energetica nell’Unione europea rimane elevata e tra le due crisi energetiche è addirittura salita. Nel 2025 nell’Unione europea il rapporto tra importazioni nette e energia lorda disponibile è del 57,2%, ed è salita di 1,7 punti rispetto al 2021. Per l’Italia nel 2025 l’indicatore arriva al 73,9%, rimanendo pressoché stazionaria (+0,5 punti) rispetto al 2021. Il più ampio aumento della dipendenza energetica (+10,8 p.p.) si osserva per i Paesi Bassi che, tra il 2021 e il 2024, hanno più che dimezzato (-53,7%) la produzione primaria di gas naturale, con una diminuzione di 8,3 milioni di tep, pari all’84,2% dell’intera diminuzione registrata nell’Ue a 27.

Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 31 marzo 2026


Autore

E. Quintavalle - Responsabile Ufficio Studi

Data di pubblicazione

01/04/2026

Categorie tematiche

Energia

Documento Principale

Libero

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