
Energia e utility: migliora il trend del credito
A marzo +8,9% vs +1,7% a febbraio. Ma una nuova stretta monetaria della Bce è alle porte, con le imprese che non hanno ancora riassorbito il caro-tassi del 2022
Le imprese stanno entrando in una nuova fase di stretta monetaria senza aver ancora assorbito gli effetti sul costo del credito di quella avviata nel 2022, un fenomeno analogo a quello registrato per la bolla dei prezzi dell’energia (QE 21/4).
Il Consiglio direttivo della BCE del 30 aprile scorso, per l’ottava seduta consecutiva, ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento, in un contesto in cui si sono intensificati i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita.
Si delinea una nuova stretta monetaria: come ha indicato in un intervento dello scorso 7 maggio Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE “la situazione attuale sembra discostarsi dallo scenario di base delle nostre proiezioni di marzo, accrescendo la probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei nostri tassi di riferimento“. Nel World economic outlook di aprile il Fondo monetario internazionale nelle proiezioni di politica monetaria per l’area dell’euro indica una salita di 50 punti base dei tassi di riferimento entro fine 2026.
Vi sono segnali di rialzo dei tassi: i rendimenti del Bund tedesco che sono saliti dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente.
L’ ultima indagine sul credito bancario pubblicata da Banca d’Italia indica che nel primo trimestre 2026 scende la domanda di prestiti alle imprese, un calo principalmente riconducibile alle minori esigenze di finanziamento per gli investimenti fissi, mentre nel secondo trimestre dell’anno è attesa una riduzione della domanda di credito e si delinea un accentuato inasprimento dei criteri di offerta per i prestiti alle imprese, in larga parte dovuto ai recenti sviluppi geopolitici e agli impatti sui mercati energetici.
Mentre si delinea una nuova stretta monetaria, il sistema delle imprese non ha ancora completamente metabolizzato gli effetti degli interventi per raffreddare lo shock inflazionistico del 2022. A marzo 2026 le imprese italiane pagano un costo del credito del 3,49% (stabile rispetto a febbraio, in discesa rispetto al 3,62% di gennaio) che risulta di 186 punti base superiore a quello del giugno 2022, precedente al primo rialzo dei tassi adottato dalle autorità monetarie europee per contrastare la fiammata inflazionistica conseguente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Le condizioni finanziarie meno accomodanti, insieme all’impatto della crisi sui costi dell’energia e del trasporto, potrebbero influenzare la fiducia delle imprese, che già nella rilevazione dell’Istat di aprile ha segnato un calo significativo, riducendo la propensione ad investire.
In risalita il trend del credito alle imprese di energia e utilities – L’analisi dei dati sui prestiti per branche di attività economica pubblicati stamane da Banca d’Italia indica che a marzo 2026 i prestiti alle imprese (senza cartolarizzazioni e correzioni) salgono dell’1,5% su base annua, migliorando il +0,7% di febbraio e il +0,6% a gennaio.
Il credito al settore di energia e utilities mostra una marcata risalita, arrivando a marzo 2026 a 31.044 milioni di euro e segnando un aumento dell’8,9% (era +1,7% a febbraio e +5,7% a gennaio). L’analisi di maggiore dettaglio evidenzia un maggiore dinamismo per il settore di energia elettrica e gas, con i prestiti che a marzo 2026 salgono a 20.841 milioni (pari al 67,1% del comparto energetico), salendo del 10,7% su base annua. I prestiti al settore acqua e rifiuti salgono a 10.203 milioni di euro (il 32,9% del totale), con un trend del +5,4%, in miglioramento rispetto al +2,7% di febbraio e del +4,3% a gennaio.
La risalita della domanda di credito è diffusa tra i maggiori settori: a marzo 2026 i prestiti salgono del 2,2% nella manifattura (era +1,2% a febbraio) e dell’1,0% nei servizi (era +0,7 a febbraio). Maggiore incertezza nelle costruzioni, con i prestiti che ristagnano (-0,3% a marzo e +0,2% a febbraio).
Rubrica Imprese ed energia su QE-Quotidiano Energia del 12 maggio 2026
