
La tensione sui prezzi delle commodity e il trend della bolletta energetica
Negli 11 mesi del 2025 fattura energetica in flessione del 10,2%, spinta da calo dell’import oil, mentre crescono elettricità e gas. I numeri sugli acquisti dagli Usa
A inizio 2026 destano quale preoccupazione i segnali di tensione dei prezzi delle commodities, che potrebbero modificare il sentiero di discesa della bolletta energetica. Mentre l’instabilità geopolitica spinge al rialzo il costo del petrolio e del gas, a gennaio 2026 il prezzo dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso risulta del 15,0% superiore alla media del 2025. Una pressione sui costi energetici penalizzerebbe ulteriormente la competitività delle imprese su cui grava un prezzo dell’energia elettrica del 24,3% superiore alla media UE (QE 25/11).
Gli ultimi dati del commercio estero confermano il trend di diminuzione della bolletta energetica, con contributi differenziati per le commodities. Nei primi undici mesi del 2025 la bolletta energetica – calcolata come saldo tra import ed export di energia – scende del 10,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. In rapporto al PIL la bolletta scende di 0,3 punti di PIL, passando dal 2,4% del 2024 al 2,1% del 2025. La riduzione è la risultante di una flessione dell’8,1% del valore dell’export e di un del calo del 9,6% di quello dell’import. Quest’ultima riduzione del valore degli acquisti dall’estero di energia viene determinata da un calo del 4,7% dei prezzi e di un calo del 5,2% del volume delle commodities importate.
Il calo del valore degli acquisti di energia dall’estero è tutto determinato dal petrolio. Secondo gli ultimi dati disponibili per commodity, nei primi dieci mesi del 2025 l’import di energia scende del 9,9% su base annua, combinazione delle flessioni del 27,3% per petrolio greggio e del 12,0% del petrolio raffinato e degli aumenti del 17,1% per l’energia elettrica e dell’11,9% per il gas naturale. La crescita dell’import di gas è spinta dal raddoppio (+117,9%) degli acquisti dagli Stati Uniti e il forte aumento (+61,3%) dell’import dalla Norvegia. In crescita anche il valore dei flussi di gas in arrivo da Azerbaijan (+17,4%) e Qatar (+27,5%), mentre scende del 7,4% il valore dell’import di gas dall’Algeria. Ricordiamo che l’accordo sui dazi con gli Stati Uniti prevede l’acquisto da parte dell’Unione europea di circa 700 miliardi di euro nei prossimi tre anni di prodotti statunitensi di gas naturale liquefatto, petrolio e energia nucleare (QE 16/9). A seguito dell’impulso degli acquisti da Stati Uniti e, in parte, dal Qatar, nel 2025 la quota del GNL sul totale delle importazioni di gas naturale sale al massimo storico del 33,5%, in aumento di oltre dieci punti rispetto al 22,7% del 2024.
Gli acquisti oil&gas dagli Stati Uniti – Tra i maggiori paesi importatori, nei primi undici mesi del 2025 gli acquisti di petrolio e gas dagli Stati Uniti salgono del 22,6% in Italia, un ritmo doppio del +12,0% di Spagna e Francia mentre il maggiore importatore, i Paesi Bassi, segna un calo del 9,5%. Per la Germania il valore comprende l’import di petrolio greggio mentre non è disponibile il dato degli acquisti di gas. L’analisi di dettaglio evidenzia che il valore dell’import di petrolio dagli Stati Uniti è in calo in modo diffuso, con una riduzione del 26,6% nella media UE. Tra i maggiori paesi si osservano cali del 30,5% della Germania, del 28,8% in Italia, del 23,8% in Spagna e del 15,1% in Francia. Si delinea una maggiore differenziazione nella propensione all’acquisto di GNL dagli Stati Uniti. Nei primi undici mesi del 2025 l’import di gas naturale dagli Stati Uniti sale del 62,0% nella media europea, con forti aumenti per Spagna (+154,5%) e, come anticipato, per l’Italia (+107,1%). Seguono la Francia, con una crescita (+63,5%) in linea con la media europea, e i Paesi Bassi (+32,3%).
Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 3 febbraio 2026
