Nota “Donne: tasso di occupazione 20-64 anni e imprese femminili alla fine del 2025 per regione e provincia”

Il tasso di occupazione femminile 20-64 anni nel 2024 tocca il massimo del ventennio

Tra il 2021 e il 2025, un arco di tempo ad alta turbolenza in cui si sono succeduti gli effetti dello scoppio della guerra in Ucraina, una crisi energetica che ha accelerato l’inflazione, la stretta monetaria più severa della storia dell’Euro e le incertezze da scoppio della crisi in Medio Oriente e la guerra dei dazi USA, il mercato del lavoro si è mostrato comunque dinamico.
In parallelo, si rileva un aumento del tasso di occupazione per la popolazione tra 20 e 64 anni che è passato dal 62,7% del 2021 al 67,1% del 2024, con un aumento di 4,4 punti percentuali. Per quanto riguarda le donne, nel 2024 il tasso è pari a 57,4%, inferiore di 9,7 punti percentuali rispetto alla media, ma risulta anch’esso in crescita rispetto al 53,2% del 2021 e precisamente 4,2 punti percentuali. Nel 2024 il tasso totale ed anche quello di donne e uomini, tocca il massimo dal 2004, inizio della serie storica. Nonostante queste dinamiche positive, permane un gap molto ampio di 19,4 punti percentuali tra tasso delle donne ed il tasso di 76,8% registrato per gli uomini e le più recenti rilevazioni internazionali evidenziano che nel III trimestre 2025 l’Italia è all’ultimo posto nell’Unione europea sia per quota di popolazione occupata sia per la quota di popolazione femminile occupata.
L’analisi territoriale sul tasso di occupazione delle donne 20-64 anni dal 2018, primo anno di rilevazione a livello provinciale, evidenzia che nel 2024 in 18 regioni su 20 si è toccato il valore massimo, ad eccezione di Emilia-Romagna e Veneto per cui è accaduto nel 2023. Nel 2024 un tasso di occupazione delle donne 20-64 anni superiore alla media si rilevano nel Centro-Nord: Valle d’Aosta con il 73,5%, Trentino-Alto Adige con il 72,4%, Friuli-Venezia Giulia con il 68,7%, Toscana con il 68,3%, Emilia-Romagna con il 68,0%, Veneto con il 67,3%, Piemonte con il 67,1%, Lombardia con il 67,1%, Umbria con il 66,3%, Marche con il 66,2%, Liguria con il 64,2% e Lazio con il 60,1%. All’opposto, tassi di occupazione inferiori alla media si riscontrano nel meridione: il dato peggiore è il 35,0% della Campania, preceduta da Calabria con il 35,8%, Sicilia con il 37,7%, Puglia con il 40,5%, Basilicata con il 46,2%, Molise con il 50,7%, Sardegna con il 53,8% e Abruzzo con il 56,1%.
Per quanto riguarda il gap tra il tasso di occupazione delle donne 20-64 anni e quello degli uomini della stessa fascia di età, si tocca il massimo di 26,6 punti percentuali nel Mezzogiorno per cui si oscilla tra i 29,8 punti percentuali in Puglia ed i 21,4 punti in Abruzzo. Solo in Valle d’Aosta il gap è inferiore a dieci punti percentuali e pari precisamente a 8,2 punti.

Le imprese femminili alla fine del 2025: dettaglio territoriale dell’artigianato

Sono 1.302.974 le imprese a conduzione femminile registrate alla fine del 2025 e rappresentano il 22,3% del totale delle imprese. In particolare le imprese artigiane a conduzione femminile sono 218.262: si tratta del 17,7% del totale delle imprese artigiane e del 16,8% del totale delle imprese femminili. Focalizzando l’attenzione sul comparto artigiano, a livello regionale si osservano incidenze superiori alla media prima vista di 17,7% in Abruzzo, dove è guidato da donne il 22,7% delle imprese artigiane, Molise con il 20,8%, Marche con il 20,5%, Friuli-Venezia Giulia con il 19,9%, Umbria con il 19,7%, Toscana con il 19,3%, Basilicata con il 18,8%, Calabria con il 18,5%, Lazio con il 18,3% e Sardegna con il 18,2%.


Autore

Ufficio Studi

Data di pubblicazione

02/03/2026

Categorie tematiche

Economico

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