Ottanta giorni di crisi di Hormuz, il punto sui prezzi, QE-Quotidiano Energia

Ottanta giorni di crisi di Hormuz, il punto sui prezzi
Nello Stretto transitano 2 navi al giorno contro le 106 di fine febbraio. Perso 1 miliardo di barili di petrolio di offerta dai paesi del Golfo. L’impatto su gas, elettricità e oil. Maggiori tensioni per Francia e Germania

A più di due mesi e mezzo dallo scoppio della guerra del Golfo, rimane in una fase acuta la crisi dello Stretto di Hormuz e sull’ economia italiana si scaricano gli effetti del caro energia. In questo periodo si sono succeduti negoziati e annunci, con ultimatum e smentite, sulla riapertura alla navigazione dello stretto. Nella settimana terminante al 10 maggio in media transitano 2 navi al giorno, a fronte delle 106 al giorno che transitavano nella settimana terminante al 27 febbraio.

Secondo l’ultimo Oil Market Report dell’Aie (QE 13/5), a più di dieci settimane dall’inizio della guerra in Medio Oriente la perdita di offerta di petrolio cumulata da parte dei produttori del Golfo supera già un miliardo di barili, mentre si “stanno esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo record”.

Negli ottanta giorni dallo scoppio della guerra del Golfo il prezzo medio del gas (IG Index GME al 19 maggio) è del 38,0% superiore alla media di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN, sempre al 19 maggio) supera del 12,8% i livelli precrisi. L’analisi dei dati della rilevazione del 18 maggio del prezzo settimanale dei carburanti pubblicata oggi del Mase evidenzia che in Italia il prezzo del gasolio auto alla pompa nella media delle undici settimane di crisi supera del 19,8% la media di febbraio, mentre il prezzo industriale, al netto delle tasse, è del 60,8% superiore ai livelli pre crisi.

A maggio si osserva una stabilizzazione dei prezzi di gas (+0,6% rispetto ad aprile) e dell’elettricità all’ingrosso (+1,0%), mentre il gasolio al netto delle tasse scende per la quinta settimana consecutiva, dopo il picco raggiunto nella rilevazione del 13 aprile. Va osservato che, nonostante questa discesa, il prezzo del gasolio al netto delle tasse della rilevazione del 18 maggio è del 59,5% superiore alla media di febbraio. Sul fronte della pressione dei prezzi dei carburanti sui costi del trasporto, si segnala che venerdì prossimo, 22 maggio, si terrà l’atteso incontro tra il Governo e le associazioni dell’autotrasporto.

L’analisi dei dati definitivi degli indici dei prezzi al consumo dell’energia elaborati da Istat ed Eurostat evidenzia ad aprile 2026 in Italia un aumento del +5,4% rispetto al mese precedente, che segue l’aumento del 5,2% m/m registrato a marzo 2026. Nei primi due mesi della guerra del Golfo la media dei prezzi retail dell’energia è dell’8,1% superiore rispetto a febbraio, a fronte del +8,6% della media Ue. Su tali tendenze influiscono i differenti interventi fiscali per contrastare la crisi che, secondo l’ultimo monitoraggio di Bruegel del 5 maggio, ammontano a 11 miliardi di euro in Ue, di cui 5 miliardi in Spagna, 1,6 miliardi in Germania, 0,5 miliardi in Italia e 0,1 miliardi in Francia. Nel dettaglio dei prodotti energetici, in Italia nel bimestre marzo-aprile il prezzo retail del gasolio auto sale del 17,5% rispetto a febbraio, quello del gas del +8,7%, quello della benzina del +5,5% mentre l’aumento del prezzo dell’energia elettrica si ferma al +2,9%.

L’analisi dei dati pubblicati da Eurostat nei giorni scorsi indica che a marzo i prezzi all’importazione di petrolio greggio e gas naturale in Italia sono saliti del 14,4% rispetto a febbraio, un aumento meno marcato del +20,2% della media Ue a 27. Maggiore pressione sul costo delle importazioni energetiche per Francia con +45,5% e Germania con +32,1%, mentre la dinamica è meno accentuata in Spagna con +11,1%. Nel dettaglio in Italia i prezzi all’import dei prodotti raffinati crescono del 17,9% m/m, quelli del petrolio greggio del 17,8% m/m mentre quelli del gas naturale del 7,9% m/m. Secondo quanto dichiarato da Dan Jørgensen, Commissario UE per l’Energia, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente le importazioni Ue di combustibili fossili sono salite di 35 miliardi di euro.

Infine, va segnalato che i dati di Eurostat indicano in Italia a marzo una stagnazione (-0,4% rispetto a febbraio, al netto della stagionalità) della produzione delle raffinerie a fronte di un aumento del 3,7% della media Ue.

Rubrica Imprese ed energia su QE-Quotidiano Energia del 19 maggio 2026


Autore

E. Quintavalle - Responsabile Ufficio Studi

Data di pubblicazione

20/05/2026

Categorie tematiche

Energia

Documento Principale

Libero

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