
Rallenta la crisi della manifattura, il segnale dei consumi elettrici di dicembre
Tiene valore aggiunto, sale input di lavoro e attese ordini. Debole la domanda estera con rischio dazi per il 2026. I dati del 36° report congiunturale di Confartigianato
Per il 2026 si delinea una fase di transizione per il sistema manifatturiero italiano, con la produzione che rimane debole ma mostra segnali di rallentamento nella flessione, anticipando una possibile stabilizzazione ciclica nel corso di quest’anno. Persiste un basso dinamismo della domanda estera, ma migliorano le attese sugli ordini e la produzione dei servizi di trasporto. I dazi statunitensi potrebbero frenare la ripresa delle vendite del made in Italy. Nel corso del 2025 si osservano segnali di tenuta del valore aggiunto mentre cresce la domanda di lavoro delle imprese manifatturiere che, nel 2026, si indebolisce e inverte il segno. Il punto sulla congiuntura della manifattura italiana, interessata da una lunga crisi che coinvolge 360mila imprese con 3 milioni 866mila addetti, è delineato nel 36° report di Confartigianato ‘Le prospettive del 2026 per le imprese e l’economia’ presentato ieri.
La produzione manifatturiera nei primi undici mesi del 2025 resta in territorio negativo, con un calo dello 0,7%, che risulta meno intenso rispetto alla riduzione del 4,3% registrata nel 2024. Nel periodo in esame la produzione nell’Unione europea sale dell’1,5%. Tra i maggiori paesi, in Francia la produzione è in aumento dello 0,4% mentre la Germania segna un calo dell’1,4%. Si osservano ampie divergenze settoriali, con una più ampia flessione del 5,6% per la moda, a fronte di una caduta dell’11,8% nel 2024. La discesa della produzione nella meccanica a fine 2025 (-1,1%, in contenimento rispetto al calo del 6,5% del 2024) è interamente determina dalla flessione del 5,6% nei mezzi di trasporto, mentre si stabilizza l’attività di metallurgia e metalli (+0,1%) e macchinari e impianti (crescita zero).
Sul fronte dei consumi di energia elettrica l’analisi dell’indice mensile dei consumi elettrici industriali (IMCEI) elaborato da Terna evidenzia un trend che è tornato in territorio positivo da settembre 2025 e che a dicembre 2025 segna un aumento del 9,5% della domanda di elettricità su base annuale – la migliore performance tendenziale degli ultimi quattro anni – e al netto della stagionalità e degli effetti di calendario risulta in aumento del 3,4% rispetto a novembre. Nel complesso del 2025 l’indice è in flessione dello 0,7% rispetto al 2024, risultando allineato con il trend dell’indice della produzione rilevato dall’Istat. In chiave settoriale si osservano spunti positivi per meccanica (+5,1%), siderurgia (+3,7%) e alimentare (+3,6%), mentre segna una flessione la domanda di elettricità per metalli non ferrosi (-9,9%), carta (-8,4%), chimica (-7,1%), mezzi di trasporto (-4,0%) e ceramica e vetro (-1,7%).
A dicembre 2025 il saldo delle attese sugli ordini delle imprese manifatturiere torna in positivo.
Sulla debole fase congiunturale della manifattura pesa lo scarso dinamismo delle esportazioni. Nei primi undici mesi del 2025 le vendite del made in Italy salgono del 3,1% migliorando il calo dello 0,7% del 2024. Ma al netto della crescita eccezionale (+30,9%) della farmaceutica – un effetto distorsivo legato all’anticipo degli acquisti statunitensi in vista dei dazi – l’export segna una crescita contenuta (+0,3%), tornano un territorio positivo dopo il calo dell’1,6% del 2024.
Le criticità principali nelle esportazioni della manifattura no energy riguardano gli autoveicoli in calo dell’8,3% e i prodotti delle altre attività manifatturiere con un calo del 7,3% (combinazione di un calo de1l’1,1% per i mobili e un calo del 9,7% per gioielleria, occhialeria e altri dispositivi medici. Seguono i prodotti di elettronica con un calo del 3,8% e la moda che segna una riduzione del 2,2%. All’opposto, l’export è in crescita del 10,7% nei mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, dell’8,4% nella metallurgia e metalli e del 4,3% nell’ alimentare e bevande.
Il calo della produzione nella manifattura italiana si associa ad una tenuta del valore aggiunto (+0,2%) e una crescita delle ore lavorate (+1,5%), delineando un fenomeno di labour hoarding che può influire negativamente sulla produttività. La domanda di lavoro si indebolisce a inizio del 2026: nel primo trimestre di quest’anno si osserva un calo del 5,9% su base annua delle entrate previste dalle imprese manifatturiere, maggiormente accentuato della flessione del 2,9% della media delle imprese.
Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 27 gennaio 2026
