
Tensioni sui prezzi, rischi per 12,1 mld € di investimenti nel settore energia e utilities
I primi effetti della guerra in Medio Oriente su gas, elettricità e carburanti. Una stretta monetaria penalizzerebbe la twin transition
La guerra in Medio Oriente e il crollo del traffico nello Stretto di Hormuz sta generando tensioni sui prezzi dell’energia. Il superamento della barriera dei 100 dollari al barile del prezzo del petrolio Brent non si registrava dall’estate del 2022. Secondo il bollettino di ARERA del 9 marzo il prezzo del gas TTF è pari a 51,7 euro/MWh (a fronte di una media di 36,4 euro/MWh nel 2025), l’indice di riferimento del prezzo sul mercato del gas italiano (IG Index GME) è del 59,8% superiore alla media di febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN) è del 47,2% superiore alla media del mese di febbraio.
Il prezzo del gasolio self service, secondo la rilevazione di Quotidiano Energia del 10 marzo su dati dell’Osservaprezzi del Mimit, in media nazionale sale a 1,976 euro/litro, un livello del 14,6% superiore al prezzo del 27 febbraio, giorno antecedente l’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Il monitoraggio e la vigilanza sui mercati dell’energia avviata dal Governo e da ARERA sono particolarmente opportuni, e auspicabilmente andrebbero estesi lungo le filiere, con l’obiettivo di evitare speculazioni e uno shock asimmetrico dei prezzi dell’energia, come quello del 2022 quando, secondo la rilevazione di Eurostat, a novembre di quell’anno i prezzi al consumo dell’elettricità in Italia salivano del 174,7% su base annua a fronte del +39,7% della media dell’Eurozona.
Le conseguenze di uno shock dei prezzi dell’energia – Un aumento persistente dei prezzi di petrolio e gas innalzerebbe il costo dell’energia per famiglie e imprese, e il conseguente rialzo dell’inflazione potrebbe innescare una stretta monetaria con pesanti effetti recessivi. I timori per una politica monetaria restrittiva sono stati espressi ieri dal Ministro Giorgetti.
Una maggiore inflazione peserebbe sui consumi delle famiglie mentre la spinta sui costi dell’energia e del credito comprime il valore aggiunto creato dalle imprese. Ulteriori segnali recessivi potrebbero arrivare dal calo della domanda internazionale, che ridurrebbe le esportazioni, e dai minori investimenti conseguenti alla maggiore incertezza e al più elevato costo del denaro. In Italia, si determinerebbe una gelata sulla ripresa della produzione manifatturiera e un ulteriore frenata al mercato del lavoro, che a inizio 2026 si sta indebolendo dopo una lunga fase espansiva.
A rischio la ripresa degli investimenti in macchinari – I fattori di rischio innescati dalla crisi in Medio Oriente potrebbero frenare ulteriormente la ripresa degli investimenti in macchinari e impianti, che presenta già un segnale di rallentamento: nel quarto trimestre 2025 gli investimenti in macchinari sono scesi dello 0,2% rispetto il trimestre precedente, mentre salgono del 3,0% su base annua, risultando in decelerazione rispetto al +8,0% del terzo trimestre 2025.
Sulla base dei dati dei conti nazionali dell’Istat si stima che nel 2025 gli investimenti in macchinari e attrezzature nel comparto di energia e utilities siano pari a 12.082 milioni di euro, una dotazione di capitale essenziale per la doppia transizione, digitale e green. Di questi 5.031 milioni, pari al 41,6%, si riferiscono al settore di energia elettrica e gas mentre 7.051 milioni, pari al 58,4% si riferiscono ad acqua e trattamento dei rifiuti. Secondo la rilevazione del Sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2025 il 63,7% delle imprese di energia e utilities ha adottato piani integrati di investimenti nel digitale, in aumento rispetto al 58,2% del 2024. Inoltre, il settore energetico è più esposto ad interventi per il risparmio energetico e un minore impatto ambientale: tra il 2020 e il 2024 il 48,7% delle imprese di energia e utilities ha realizzato investimenti green, una quota quasi doppia rispetto al 26,6% della media delle imprese, con diffusi effetti positivi: sui costi aziendali nel 49,2% delle imprese investitrici, sul miglioramento dei prodotti e servizi offerti nel 41,7% dei casi e sull’innalzamento della produttività e dell’efficienza nel 41,4% dei casi.
Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 10 marzo 2026
