
Torna a salire il costo del credito per le imprese
Il trend per settori: si consolida l’andamento positivo (+7,1%) dei prestiti in energia e utilities. Nel terzo trimestre recupero degli investimenti
Si avvicina la fine dell’anno, e per l’economia e le imprese italiane è tempo di bilanci. Si chiude un anno dominato dall’incertezza che ha indebolito le prospettive di crescita. Le tensioni geopolitiche e il protezionismo statunitense compromettono la ripresa della manifattura e delle esportazioni. Sono in risalita gli investimenti totali, grazie al maggiore dinamismo degli investimenti in macchinari e agli interventi del PNRR. In attesa delle decisioni di politica monetaria del Consiglio della BCE di questa settimana, la pausa nel calo dei tassi di riferimento ha visto un ritorno alla crescita del costo del credito per le imprese, mentre una politica fiscale prudente fornisce un sostegno limitato ai processi di crescita. Qualora la BCE mantenga invariati i tassi di interesse per la quarta riunione consecutiva, l’aumento del costo del denaro potrebbe penalizzare la ripresa in corso degli investimenti. In parallelo, il calo dei tassi da parte della Federal Reserve determina un rafforzamento dell’euro sul dollaro, rendendo le esportazioni, già penalizzate dai dazi, meno competitive sui mercati internazionali. I dati dell’Istat pubblicati oggi indicano ad ottobre un calo congiunturale dell’export del 3,0%.
A ottobre il costo del credito per le imprese sale al 3,61% (era 3,51% a settembre e 3,49% ad agosto) e rimane di 198 punti base superiore al livello precedente all’avvio della stretta monetaria (giugno 2022). Il costo del denaro per le imprese sale, seppur in modo meno marcato, anche nella media dell’Eurozona, dove ad ottobre arriva al 3,51%, dal 3,50% di settembre e dal 3,45% di agosto.
L’aggiornamento dei conti nazionali delinea il consolidamento della ripresa degli investimenti che nel terzo trimestre del 2025 salgono del 5,1%, accelerando la crescita del 3,2% del secondo trimestre dell’anno. Nel confronto internazionale il ritmo dell’accumulazione di capitale in Italia è doppio del +2,7% della media Ue, mentre ristagna in Francia (+0,5%) e Germania (crescita zero). In particolare, gli investimenti in macchinari e impianti, strategici per le imprese impegnate nella doppia transizione digitale e green, salgono del 7,6% migliorando il +0,8% del secondo trimestre dell’anno. Si consolida la crescita dei prestiti alle imprese, che a ottobre salgono dell’1,3% su base annua, confermando il trend di settembre, ma risultando meno intensa rispetto al +2,9% registrato in Eurozona.
Il trend del credito per settori – Ad ottobre 2025 i prestiti alle imprese (i dati per settore non sono corretti per le cartolarizzazioni) si sono stabilizzati (0,0%, confermando il trend di settembre). Rimangono in territorio negativo i prestiti alla manifattura (-1,4% era -0,7% a settembre) e alle costruzioni (-5,4% era -6,5% a settembre) e crescono i prestiti ai servizi (+1,0 era +0,5% a settembre). In positivo la dinamica dei prestiti del comparto di energia e utilities, che segna un aumento del 7,1%, in decelerazione rispetto al +10,2% di settembre e al 13,9% di agosto. Nel dettaglio si osserva un aumento del 6,5% (era +6,8% a settembre) per acqua e rifiuti e una crescita del +7,3% (era +11,9% a settembre) per energia elettrica e gas. La performance del settore energetico risulta la terza più intensa dopo il +31,7% del settore dei servizi di informazione e comunicazione e il +7,6% del comparto del Noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. All’opposto, si osservano i cali più marcati per prodotti elettronici e apparecchiature elettriche (-9,5%), moda (-6,5%) e macchinari e apparecchiature (-6,0%).
Una politica monetaria prudente si associa ad una politica fiscale con effetti espansivi limitati. La manovra di bilancio, comprensiva della riprogrammazione PNRR, prevede interventi per 21,6 miliardi di euro all’anno nel triennio 2026-2028, con un basso impatto sulla crescita, risultando sostanzialmente neutra nel 2026 a fronte di 0,1 punti di maggiore crescita del PIL nel 2027 e nel 2028. La sincronica debolezza delle politiche economiche mantiene l’economia italiana su un sentiero di crescita ‘zero virgola’ nel 2026-2027, come confermato nelle previsioni dell’ Economic Outlook dell’Ocse di dicembre.
Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 16 dicembre 2025
