Come cambia la geopolitica dell’import di energia
Nel 2024 conferma di Algeria e Azerbaigian come primi due fornitori dell’Italia, la Libia supera gli Usa. Sale sul 2023 il peso della Russia
L’avvio della guerra dei dazi fa salire ai massimi l’indicatore di incertezza sugli scambi internazionali e riduce la crescita. Nelle previsioni della BCE di marzo si registra un ritocco al ribasso della crescita del PIL reale nell’area dell’euro di 0,2 punti percentuali sia nel 2025 che nel 2026. Il rinvio a metà aprile delle contromisure da parte dell’Ue annunciato giovedì scorso in audizione dal Commissario per il commercio e la sicurezza economica dell’UE, apre lo spazio per una trattativa che potrebbe interessare anche gli acquisti di energia dagli Stati Uniti (QE 11/2). È in questo contesto particolarmente turbolento che si delinea l’assetto degli approvvigionamenti energetici dell’Italia. L’analisi del bilancio annuale dei flussi del commercio estero evidenzia che nel 2024 si consolida la leadership dell’Algeria con il 16,2% del valore dell’energia importata, seguita da Azerbaigian con 12,3% e dalla Libia che con il 9,5% supera gli Stati Uniti che nel 2024 si fermano al 7,6%. Nel complesso, l’Africa determina un terzo (33,1%) dell’import energetico, davanti a Medio Oriente (26,7%), Paesi europei non Ue con 11,9% Ue 27 con 11,4%, America settentrionale con 7,6% e Asia centrale con 6,7%.
Dall’esame delle variazioni delle quote tra il 2023 e il 2024 si delineano gli aumenti più significativi per Russia (+1,2 punti), Kazakhstan (+1,0 punti), Libia (+0,9 punti) e Nigeria (+0,5 punti). All’opposto si registra una diminuzione delle quote di due importanti player mediorientali come Iraq (-0,7 punti) e Arabia Saudita (-1,0 punti) mentre gli Stati Uniti, dopo aver aumentato il loro peso fino all’8,8% dell’import energetico dell’Italia nel 2023, hanno registrato un calo di 1,2 punti nel corso del 2024. La riduzione più ampia del peso nelle forniture si riferisce all’Azerbaigian, che scende di 1,6 punti. La dinamica per aree registra un aumento della quota per l’Africa di 1,9 punti, per l’Ue a 27 di 1,0 punti e per l’America centro-meridionale di 0,7 punti, mentre l’America settentrionale scende di 1,2 punti e il Medio Oriente cala di 3,1 punti.
L’analisi dei flussi di import per paese e commodity evidenzia che per il petrolio greggio, che pesa per il 40,1% dell’import energetico, il principale paese fornitore è la Libia con una quota del 21,4%, seguito da Azerbaigian con 16,7%, Kazakhstan con 14,4%, Stati Uniti con 9,6% e Iraq con 8,4%. Per il gas naturale, commodity che pesa per un terzo (33,1%) del valore dell’import energetico, l’Algeria si conferma il primo fornitore con 42,2%, seguito da Azerbaigian con 16,7%, Qatar con 9,7%, Russia con 9,3% (era il 5,0% nel 2023) e Norvegia con 8,2%. Anche l’analisi del bilancio del gas del Mase conferma il maggiore apporto della Russia. Nel 2024 l’import di gas in volume scende del 4,0%, ma per il punto di ingresso di Tarvisio – prevalentemente gas russo – si osserva un aumento del 97,1%. Da segnalare che il trend si inverte a gennaio 2025 (-22,9% su base annua). Per il petrolio raffinato, che pesa per il 17,8% degli acquisti di energia dall’estero, il primo fornitore si conferma l’Arabia Saudita con 18,8%, seguita da Algeria con 8,7%, Spagna con 6,5%, Emirati Arabi Uniti con 5,9% e Paesi Bassi con 5,8%. Per l’elettricità, che pesa per il 7,7% dell’import di energia, si registrano i maggiori acquisti dalla Svizzera con il 41,3%, seguito da Francia con 37,1%, Montenegro con 6,1%, Slovenia con 5,6% e Austria con 5%. Infine, per il carbone, che pesa per il rimanente 1,2% dell’import di energia, si osserva che circa la metà (49,8%) proviene dagli Stati Uniti.
Nel triennio della guerra in Ucraina si è registrato un significativo cambiamento nella geopolitica dell’approvvigionamento di petrolio, gas ed energia elettrica, con un nuovo equilibrio che avvicina maggiormente l’Italia all’Africa e agli Stati Uniti. Nel complesso è salita di 8,9 punti la quota dei paesi africani e di 5 punti quella dell’America settentrionale. Il posto della Russia come primario fornitore energetico è stato preso dall’Algeria, che tra il 2021 e il 2024 registra un aumento della quota di 6,7 punti, a fronte della caduta di 19,5 punti registrata dalla Russia. Lo spazio delle minori forniture energetiche russe è stato colmato da maggiori importazioni da Kazakhstan (+4,7 punti), Svizzera (+3,0 punti, derivanti da importazioni di energia elettrica), Norvegia (+1,8 punti), Olanda e Kuwait (+1 punto per entrambi). All’opposto, nel triennio in esame, oltre alla Russia hanno ridotto in modo significativo il loro apporto alle forniture energetiche dell’Italia l’Arabia Saudita (-1,3 punti), l’Iraq (-1,6 punti), l’Azerbaigian (-2,2 punti) e la Germania (-2,5 punti) che nel 2021 fu il secondo fornitore di energia elettrica dopo la Francia.
Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 25 marzo 2025