Energia, l’incertezza globale interrompe la tendenza positiva
Nel 2024 dieci “good news”: segnali statistici positivi per occupazione, imprese, rinnovabili, CO2, bolletta, prezzi, produzione, tassi, prestiti e investimenti

La prima parte del 2025 per l’economia italiana si caratterizza per una elevata incertezza, dominata dai cambiamenti dell’ordine mondiale. Se da un lato si delineano i benefici del consolidamento della crescita, della riduzione dell’inflazione e dell’allentamento monetario, dall’altro pesano le tensioni geopolitiche, i rischi dei dazi USA (QE 11/2) e la stagnazione della Germania. Le tensioni sui prezzi dell’energia nell’ultimo trimestre amplificano gli impulsi recessivi sul sistema manifatturiero. Nonostante queste prospettive mantengano l’economia in bilico, dall’analisi degli ultimi dati statistici disponibili emergono diffusi segnali positivi che mettono in luce la reattività del settore energetico in una fase delicata del ciclo economico. Riassumiamo queste evidenze in dieci good news.

1/ Lavoro – Nel 2024, ultimi quattro trimestri a settembre, l’occupazione nel comparto di Energia e utilities sale del 5,6% e grazie al traino dell’occupazione femminile (QE 4/3), l’Italia cresce più della media Ue. Il settore energetico, che presenta un costo del lavoro pro capite più elevato del 51,8% rispetto alla media del manifatturiero, contribuisce alla crescita dell’8,0% delle entrate fiscali da Irpef da lavoro dipendente nel settore privato e alla riduzione del rapporto deficit/PIL.

2/ Demografia delle imprese – Si consolida la crescita delle imprese, con il comparto dell’energia che presenta un maggiore dinamismo. A fine 2024 le imprese nella fornitura di energia elettrica e gas salgono a 14.390 unità, con un aumento del 2,8% che conferma la crescita dell’anno precedente.

3/ Rinnovabili – Dall’analisi del bilancio annuale di Terna si evidenzia che nel 2024 la produzione di energia elettrica sale del 2,7%, combinazione di un aumento del 13,4% da fonti di energia rinnovabile (FER) e un calo del 3,9% da termica. La spinta delle FER arriva da idrico rinnovabile (+30,4%) e dal fotovoltaico (+19,3%).

4/ Emissioni CO2 – Nei primi tre trimestri del 2024 il PIL, a prezzi costanti, cresce dello 0,5% mentre le emissioni di CO2 di attività economiche e famiglie diminuiscono del 2,9%.

5/ Bolletta energetica – Prosegue la discesa della bolletta energetica che chiude il 2024 a 49,6 miliardi di euro, in calo di 15,6 miliardi rispetto al 2023, pari ad una diminuzione del 23,9%. In percentuale del PIL, la bolletta energetica scende al 2,3%, un livello inferiore di 0,3 punti al 2,6% del 2021, anno precedente allo scoppio della crisi energetica.

7/ Prezzi – Sul calo della bolletta influisce la riduzione dei prezzi di acquisto dall’estero delle commodities energetiche: nell’ultimo trimestre del 2024 il valore medio unitario delle importazioni di energia scende del 9,1% su base annua.

6/ Produzione – Nella crisi della produzione manifatturiera, il cui indice nel 2024 scende del 3,7%, l’Energia è in controtendenza segnando un aumento dell’1,1% che, nel confronto internazionale risulta migliore del +0,5% della media Ue 27.

8/ Tassi di interesse – Giovedì scorso la BCE ha adottato il sesto taglio dei tassi di riferimento per la politica monetaria. A gennaio 2025 il costo dei prestiti alle imprese risulta pari al 4,29%, in calo di 22 punti base rispetto al 4,51% di dicembre.

9/ Prestiti – La stretta monetaria ha ridotto la domanda di credito delle imprese. L’analisi dei dati di Banca d’Italia pubblicati stamane evidenzia che a gennaio 2025 i prestiti alle imprese rimangono in territorio negativo, scendendo del 3,2% su base annua. In controtendenza, nel settore energia e utilities il credito alle imprese sale del 9,1%, trainato dalla crescita a doppia cifra (+12,7%) dell’energia elettrica e gas.

10/ Investimenti – La politica deflazionistica della BCE ha penalizzato gli investimenti penalizzando la twin transition, digitale e green delle imprese. Il comparto energia e utilities, tipicamente capital intensive – gli investimenti che valgono il 7,7% del valore aggiunto a fonte del 13,6% della media della manifattura – genera un consistente flusso di investimenti che nel 2024 si stima pari a 26,3 miliardi di euro. Dall’analisi dei conti nazionali pubblicati mercoledì scorso, nel quarto trimestre 02024 si registra una crescita congiunturale del 3,2% degli investimenti in macchinari e impianti dopo quattro trimestri consecutivi di calo.

Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 11 marzo 2025