Le conseguenze economiche delle guerre: 76,3 mld € di maggior costo per import di energia in tre anni
Il quadro sugli effetti in occasione dell’anniversario dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia
Sono trascorsi tre anni dal 24 febbraio 2022, giorno in cui la Russia ha iniziato l’invasione dell’Ucraina. Da allora, sul fronte dell’economia si sono succedute una grave crisi energetica che nell’autunno del 2022 ha triplicato i prezzi dell’energia elettrica, la stretta monetaria più pesante della storia dell’euro, la caduta del commercio internazionale e le incertezze derivanti dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, area in cui nel 2023 si concentrava quasi un terzo (32,9%) delle forniture di energia all’Italia. All’incertezza determinata dall’instabilità del contesto internazionale e il calo della fiducia delle imprese, si sommano la compressione del valore aggiunto determinato dal caro-tassi e dall’impennata dei costi dell’energia, mentre il calo degli investimenti frena la twin transition (digitale e green) delle imprese.
Prima di esplorare il conto dei danni economici dei conflitti ancora in corso, va doverosamente premesso che le guerre presentano sempre un conto inaccettabile di vite umane civili, oltre che militari. Si vedano i monitoraggi delle Nazioni Unite sulle vittime civili in Ucraina e su quella nella Striscia di Gaza.
Perso mezzo punto all’anno del PIL mondiale – Se confrontiamo le previsioni del Fondo monetario internazionale di ottobre del 2021, antecedenti allo scoppio della guerra in Ucraina, con i dati del World Economic Outlook pubblicato lo scorso gennaio, tra il 2021 e il 2025 l’economia mondiale ha registrato mezzo punto all’anno di minore crescita del PIL (+3,3% vs previsto +3,8%), con una frenata più marcata per l’Unione europea (+1,6% vs +2,6%).
L’impatto sull’economia italiana – Nel triennio 2022-2024 il complesso delle conseguenze economiche delle guerre si misura in 171,4 miliardi di euro. Di questi 39,5 miliardi di euro derivano da minori esportazioni nei paesi belligeranti e nella Germania caduta in recessione. Nel dettaglio le mancate esportazioni in Russia e Ucraina sono valutate rispetto ad uno scenario di pace in cui, invece, la domanda dei due paesi si sviluppa allo stesso ritmo dei mercati extra UE, mentre le mancate esportazioni verso la Germania sono valutate rispetto ad uno scenario alternativo in cui la domanda del mercato tedesco cresce allo stesso ritmo dei restanti paesi dell’Eurozona.
Nel triennio 2022- 2024 si registrano 55,6 miliardi di euro di maggiori oneri finanziari sulle imprese, risultanti dalla differenza tra il costo del credito effettivo rispetto a quello che si sarebbe ottenuto applicando i tassi di interesse vigenti a fine 2021. Il 44,5% dell’impatto deriva dagli effetti dello shock energetico che, in presenza di una elevata dipendenza energetica dell’Italia dalle importazioni, hanno innescato un grave appesantimento della bolletta energetica. Se prendiamo a riferimento il livello normale di importazioni di energia del 3,5% del PIL rilevato nel 2021, l’Italia ha registrato un maggiore costo di acquisto di energia dall’estero per 76,3 miliardi di euro nel triennio 2022-2024.
La bolla dei prezzi dell’energia più ampia in Italia – Nel corso della fiammata inflazionistica, in conseguenza di una escalation asimmetrica dei prezzi dell’elettricità in Europa, le famiglie e le imprese italiane hanno registrato una bolla dei prezzi retail dell’energia elettrica e gas, con un aumento di 42,9 punti superiore alla media europea (+85,3% vs +42,4% in Ue 27), mentre i prezzi all’import di petrolio greggio e gas sono saliti di 10,6 punti in meno della media europea (+91,7% vs 102,3% in Ue 27).
Va infine ricordato che, nonostante questi rilevanti impulsi recessivi, l’economia italiana ha mostrato una maggiore resilienza rispetto alle altre economie europee, cumulando tra il 2021 e il 2024 una crescita del PIL del 3,2%, migliore del +2,9% della Francia e della stagnazione (-0,1%) della Germania.
Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 24 febbraio 2025