Le preoccupazioni ambientali: al top climate change, aria e rifiuti
Il 44% degli italiani si sente esposto a eventi meteorologici estremi vs 38% in Ue 27. Sale di 2 punti la preoccupazione per inquinamento dell’aria e dissesto idrogeologico
Lo scorso fine settimana è stato caratterizzato da una perturbazione con fenomeni particolarmente intensi e persistenti che ha attivato una allerta rossa tra venerdì e sabato scorsi in Toscana ed Emilia-Romagna, con una estensione di allerta gialla su altre regioni del Centro Nord. Nel corso degli ultimi anni crescono gli eventi meteorologici estremi e l’esposizione ai rischi di catastrofe: in una recente rilevazione di Eurobarometro, il 38% della popolazione europea si sente vulnerabile rispetto agli eventi meteorologici estremi, quota che sale al 44% in Italia.
Nell’ultima rilevazione dell’Istat sulla percezione dei cittadini rispetto alle tematiche ambientali, emerge che nel 2024 la preoccupazione per il cambiamento climatico è quella maggiormente diffusa tra gli italiani. Il climate change preoccupa il 58,1% della popolazione con 14 anni e più, a cui segue l’inquinamento dell’aria con 51,9%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2023, la produzione e smaltimento dei rifiuti con 38,1%, l’inquinamento delle acque con 37,9%, l’effetto serra, buco dell’ozono con 32,6% e il dissesto idrogeologico con 28,5%, anch’esso in aumento di due punti rispetto al 2023. Va ricordato che secondo ISPRA in Italia 6,8 milioni di abitanti risiedono in comuni a rischio alluvioni e 1,3 milioni di abitanti in comuni a rischio frane. Tre gli altri temi, si osservano quote tra il 20 e 25% di popolazione preoccupata per catastrofi provocate dall’uomo, estinzione di alcune specie vegetali/animali, inquinamento del suolo, esaurimento delle risorse naturali e distruzione delle foreste, mentre tra il 10 e 15% sono indicati la rovina del paesaggio, l’inquinamento acustico e l’inquinamento elettromagnetico.
Le differenze territoriali – Prendendo a riferimento le preoccupazioni più diffuse, si osserva che per i cambiamenti climatici vi è un timore più diffuso in Umbria con 62,4%, Valle d’Aosta con 62,2%, Liguria con 62,1%, Toscana con 60,7%, Marche con 60,3%, Piemonte, Lombardia e P.A. Trento con 60,2%. L’ inquinamento dell’aria desta maggiori preoccupazioni in pianura padana e in aree ad elevata densità abitativa: in Lombardia è segnalata dal 58,4% della popolazione seguita da Veneto con 57,1%, Campania con 53,6% e Piemonte con 53,2%, Puglia con 52,8%, Emilia-Romagna con 52,3%. Per produzione e smaltimento dei rifiuti la preoccupazione è più diffusa nel Lazio con 44,1%, seguita da Campania con 43,4%, Puglia con 42,4%, Valle d’Aosta con 42%, Calabria con 41,5% e Molise con 41,2%. Per l’inquinamento delle acque quote più elevate si riscontano in Umbria e Veneto con 41,4%, Toscana con 41,1%, Lombardia con 40,4%, Molise con 39,3% e Liguria con 39,2%.
Per l’effetto serra, buco dell’ozono preoccupazione più diffusa in Puglia con 39,7%, Sicilia con 35,3%, Molise con 34,8%, Sardegna con 33,9%, Lombardia con 33,8 e Campania con 33,3%, mentre il dissesto idrogeologico genera timori e percezione del rischio più diffusi in Liguria con 36,2%, Toscana con 35,4%, Emilia-Romagna con 35%, Marche con 33,9%, Valle d’Aosta con 33,8%, Basilicata e Umbria con 33,1%. Le conseguenze degli eventi estremi, che hanno colpito l’Italia anche nel 2024 l’Emilia-Romagna e altre regioni del Nord, fanno registrare nell’anno in esame un aumento dei livelli di preoccupazione per questo indicatore di 8,7 punti percentuali in Emilia-Romagna e di 4 punti nelle regioni del Nord nel complesso.
In generale, si osserva che il cambiamento climatico, la rovina del paesaggio, la preoccupazione per la distruzione delle foreste e l’inquinamento delle acque sono temi più sentiti dagli abitanti delle regioni settentrionali rispetto a quelli delle regioni meridionali. Al contrario, risultano più accentuate nel Centro e nel Mezzogiorno le problematiche della produzione e smaltimento dei rifiuti e dell’inquinamento del suolo. Il maggiore traffico e l’alta densità abitativa dei centri dell’area metropolitana determinano una preoccupazione maggiore per gestione dei rifiuti, inquinamento dell’aria e inquinamento acustico rispetto a chi abita nei Comuni di piccole dimensioni.
Rubrica Imprese ed energia su QE- Quotidiano Energia del 18 marzo 2025